COME COMUNICARE IL VANGELO
IN UN MONDO CHE CAMBIA
Un gruppo di giovani al servizio della Parola.
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Di fronte al tema : “ Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, individuato come prioritario all’interno degli orientamenti pastorali di questo decennio, è fondamentale chiedersi quali passi e quali cambiamenti si stiano facendo in questa direzione. Come mettersi in gioco? Come far assumere anche alla nostra parrocchia quel volto missionario che la Chiesa si impegna ad avere di fronte alle sfide di quest’epoca di forti cambiamenti? Lasciandoci interrogare da queste domande, come giovani riteniamo che si possa iniziare ad intraprendere questa sfida se, come sottolineato dalla Nota Pastorale “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, della Conferenza Episcopale Italiana, si accetta che ci siano “ nuovi protagonisti” che si mettano in gioco anche per comunicare il Vangelo e che “ l’intera comunità si senta tutta responsabile del Vangelo”. Una sfida troppo alta per noi giovani? No, se si ha avuto la fortuna di aver ricevuto, negli anni precedenti, questo annuncio e di aver sentito come il Vangelo sia una Buona Notizia prima di tutto per la nostra vita. Da questa esperienza ed entusiasmo, oltre che dalla consapevolezza di non potercela fare come singoli, anche insieme ad altri giovani ( dai 24 ai 30 anni circa) esterni alla realtà cernuschese, abbiamo iniziato un percorso di preparazione, di studio biblico, di confronto che quest’anno ci ha permesso di metterci in gioco per annunciare la Parola ad un gruppo di circa quaranta ragazzi provenienti da diverse parrocchie della diocesi. La prima esperienza ci ha visti protagonisti nel week end dal 30 Ottobre al 1 Novembre durante il quale abbiamo cercato di far conoscere e rivivere ai ragazzi presenti, i primi anni di vita pubblica di Gesù di Nazareth. In questo modo ci siamo imbattuti nella conoscenza di alcuni discepoli ( Matteo e Pietro in particolare), per scoprire come questi uomini di duemila anni fa non fossero degli eroi ma delle persone semplici, peccatrici come noi. Di fronte a questi uomini, il Maestro non si è scandalizzato anzi, ha scelto proprio loro, poiché il suo è un Amore gratuito che libera dal peccato. Di fronte a questo annuncio i ragazzi si sono lasciati interrogare, mettere in discussione, commuovere ma, ancor di più, sono nate molte domande che fanno intuire come spesso in loro ci sia la necessità di trovare un senso al loro modo di essere e di agire. Ecco cosa scrive un educatore che ha accompagnato questi ragazzi per molti anni: “ A questi ragazzi manca qualcosa, Qualcuno: manca il Maestro, lo stare con Lui. E’ una nostalgia che hanno dentro, e questo li porta a fare scelte impegnative ed esigenti, davvero controcorrente…”. Proprio per questo motivo il nostro annuncio è partito dai primi anni di vita pubblica di Gesù, anni in cui i discepoli sono stati con il Maestro, si sono sentiti chiamati, amati e liberati; hanno cercato di conoscerLo, hanno creduto di aver capito, ma sono ricaduti sempre nel peccato, nella tentazione di andare avanti senza di Lui. Nonostante ciò il Maestro li ha amati fino alla fine. E’ proprio questo che, stando insieme ai ragazzi, conoscendo le loro storie personali, le difficoltà, i desideri, pensiamo abbiano necessità di sperimentare per non lasciare che i discepoli siano solamente quei 12 uomini che, visti sempre come eroi, rimangono troppo lontani dalla loro vita e quindi incapaci di comunicar loro qualcosa. Scrive il Cardinal Martini: “ evangelizzare è comunicare, irradiare qualcosa di quella Buona Notizia e di quell’esperienza del regno che riempie la nostra vita…Ne abbiamo un dovere di solidarietà per non lasciare privi gli altri di quelle prospettive di senso che rispondono agli interrogativi più profondi dell’uomo.” ( Firmavit faciem suam.). Come sentirsi, quali sentimenti e pensieri nascono dopo questa prima esperienza, condotta interamente da laici, ad eccezione chiaramente della celebrazione dell’Eucarestia? Le risonanze sono numerose: “ Non è stato solo un rivivere ciò che avevamo già vissuto, ma…essere noi testimoni, con le nostre fatiche e fragilità, ma anche con le cose che ci hanno toccato il cuore, con quel Maestro che non possiamo far altro che far conoscere e lasciare che possa trovar la strada per commuovere altri cuori e altre storie…” e ancora: “ in questi anni mi son reso conto che non c’è come annunciare il Vangelo per capirlo!.” Dopo questa esperienza siamo ancora più convinti che: “ missionarietà verso i giovani comporta il rendere missionari i giovani stessi e che è opportuno valorizzare e sviluppare le potenzialità missionarie già presenti, anche se spesso in forma latente, nella pastorale ordinaria…Occorre avere anche il coraggio della novità che lo Spirito chiede oggi alle Chiese.” ( Nota pastorale, C.E.I.) La positività di questa prima esperienza ci ha permesso di continuare a prepararci, formarci, metterci in discussione per portare avanti le prossime tappe di questo percorso; il nostro desiderio è quello di continuare ad accendere in questi ragazzi la passione per Gesù di Nazareth.
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