Fedeli alla Diocesi... in che senso?

 

Il vero difetto: ciò che viene detto è corretto e talvolta profetico,

ma quando si prova a metterlo in pratica si corre il rischio che non vada mai bene.

 

Da più parti, già da alcuni anni, in modo continuato nei documenti della CEI e della nostra stessa diocesi si insiste perchè la pastorale si rinnovi, perchè si abbia il coraggio di inventare strade nuove... ma poi si ha paura di ogni novità e si ingenera il sospetto. Ma i documenti sono autorevoli e forti (anche se sarebbe bello dedicarvi del tempo...).

 

Da anni oramai... si sta lavorando perchè ogni realtà non solo si ADEGUI al minimo di quello che viene proposto dal centro, ma compia lo sforzo di costruire “in loco” cammini di evangelizzazione. (a questo proposito, per fugare ogni malinteso, sarebbe interessante leggere le introduzioni alle proposte annuali della pastorale giovanile diocesana).

 

Alcuni nodi cruciali di ogni pastorale

 

La adeguamento come modello pastorale sterile

Molti (e i soldatini sembrano in aumento) continuano a rimarcare questa benedetto assioma: fedeltà ai cammini diocesani quasi a difesa di una loro correttezza “diocesana” a scapito di un personalismo pastorale selvaggio. La pastorale, ahimè, finisce così per essere concepita come un semplice "adeguamento" agli incontri del giovedì: catechesi, serata di adorazione, spazio aperto.  

 

Ma

Þ    la pastorale giovanile diocesana è molto di più!

Þ    ……basterebbe leggere con cura la proposta.

Þ    anche il dibattito sul “gruppo giovanile” è aperto e portatore di molte domande e fautore di soluzioni differenti.

Þ    I laboratori di PG spaziano in diversi ambiti

 

Sarebbe anche utile ricordare come lo stesso calendario diocesano è ricco di iniziative concomitanti, proprio ad indicare che non è sufficiente “adeguarsi” e che il discernimento è molto lontano dal personalismo e dall’arbitrio pastorale selvaggio.

 

Il personalismo diocesano

Un’acuta osservazione merita una prassi da sempre sotto gli occhi di molti, che potremmo definire di “personale fedeltà diocesana”.  Se  in parrocchia viene organizzato un corso di esercizi per giovani e si chiama come accompagnatore un responsabile diocesano allora ti senti le spalle coperte, non “costruisci su di te…. ecc Se esci dal coro dei più gettonati diventi un pericoloso personalista e si corre il rischio di essere accusati di andare per conto proprio. In parole povere: se si chiama x (evito i nomi per evitare sanzioni, ma non è difficile indovinare!!!)) a tenere gli esercizi si diventa oratorio\parrocchia modello, capace di iniziativa, inventiva e spiritualità... ma questo è personalismo gerarchico, amore alla sottana e non fedeltà diocesana)!

 

Miopia... o altro?

E’ questione di miopia talvolta… o non si vuol proprio vedere!......

"Adeguarsi" però ti mette al sicuro e ti toglie ogni forma di responsabilità personale e ti permette di accusare chi fa! chi si mette in gioco....

 

Occorre non avere paura di impegnarsi a fondo perché pian piano cada il sospetto e la paura e d'altra parte non si può pensare di adeguarsi, appiattirsi e rientrare nei ranghi... solamente per obbedire all'adeguamento sterile che in questo periodo pare vada di moda.

 

Essere laici, un bel problema!

La corresponsabilità, i laici…….sono un po’ come alle olimpiadi la scherma, il tiro con l’arco, il canottaggio… solo in questi casi ci si ricorda di questi sport e delle loro medaglie d’oro… poi durante l’anno cadono nel dimenticatoio!

 

La corresponsabilità non è un nome vuoto, ma sono volti precisi. In ogni documento ne viene ribadita la centralità, il punto di non ritorno….ma poi quando sono laici a garantire la continuità delle scelte, addirittura a proporre cammini di evangelizzazione, il fatto è destabilizzante. Ed ecco che si fa vivo il principio dell’autorità.

Insomma un bel giochetto: quando manca la corresponsabilità viene richiamata, quando c’è viene bollata come sovversiva!

La prima vera corresponsabilità oggi, quindi, è quella di chi nelle fatica pastorale sente ancora più vivo la dimensione comunitaria e il centro che sostiene e “spinge” e non si scoraggia o rassegna abbandonando le file. Su questo bisogna proprio pregare lo Spirito perchè doni il coraggio della perseveranza e dell'umiltà.

E' la stessa cosa che è successa ai discepoli (pescatori della Galilea) di fronte ai responsabili della sinagoga!

S.Paolo diceva: bisogna passare attraverso molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.

 

L’attenzione alla storia di una comunità

la storia concreta di una comunità è importante... non si può pensare che in virtù di fantomatica fedeltà a "cammini diocesani" si abbia la pretesa di fare tabula rasa di ogni realtà che in anni si è costruita.

Ogni parrocchia ha alcune tradizioni legate alla sua storia particolare: alcuni anniversari, alcuni luoghi particolari, alcune persone a cui è legata particolarmente (missionari che tornano o che partono….), alcune iniziative consolidate.

 

La lista potrebbe essere lunga quanto la pazienza che ci viene chiesta!