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Il saluto di don Paolo a Cernusco sul Naviglio – 25 settembre 2004
CON LO SGUARDO DI GESù NEL CUORE AMATE LA CHIESA, ma non difendetela! Stralci sbobinati dall’omelia
Mi sono detto: “ma a chi parlo ? ai più piccoli, alle tante famiglie che vedo, ai ragazzi, agli adolescenti ? come si fa ?” Allora ho scelto: “Scelgo, in questo grande Grazie che è l’Eucaristia, ed è anche un grazie che rivolgo a voi e che ci scambiamo reciprocamente, scelgo di raccontarvi alcune cose a cui tengo molto e che ci possono aiutare a camminare, ognuno per la sua strada”. Direi così, se dovessi parlare agli adolescenti, ma subito allargo l’obiettivo….: questo è il tempo in cui i capolavori, liberi di essere amati, possono insieme ringraziare Gesù di Nazareth. Pur avendo nel cuore mille immagini, volti, pianti, cose tristi, scelgo una sintesi, e vorrei anche usare un po’ il tono scherzoso, evitando le commozioni. Intitolo questo momento così: “Amiamo la Chiesa, amiamola davvero!” Sapete bene, però, che da qualche parte c’è sempre un tranello: amiamola, ma non difendiamola, perché la Chiesa non ha bisogno di essere difesa! Se abbiamo letto il Vangelo, come singoli, come famiglie, sappiamo che il Vangelo racconta una cosa: che un gruppo di discepoli, ribelli e testardi, di dura cervice, non hanno cercato di difendere, ma hanno preso il largo per annunciare che ce ne è Uno solo capace di dire qualcosa di vero alla propria vita. E allora vorrei cercare di spiegarvi qualche trucco per amare la Chiesa, senza dover passare la vita tristemente a difenderla, e il trucco è questo: impariamo a conoscere Gesù, a vivere e a leggere quello che Lui ha detto e fatto. La Chiesa è come la primavera, che ogni anno rifiorisce, ma quello che non rifiorisce è secco e allora è inutile difenderlo e cercare che da quelle cose secche vengano fuori i frutti. Potrei anche dire così: che quello che fiorisce è sempre bello. Serviamola, la Chiesa, con lo sguardo di Gesù nel cuore, quello sguardo che infiamma, riscalda, convince, perdona e permette di ripartire. Questa estate, facendo la “Sto..a…cà”, ho seminato, perché ogni parroco ha il suo giardino (!!!), ho seminato ed è cresciuto qualcosa. Poi mi hanno detto: “Guarda che ad agosto non si semina”. Ma sono un testone e mi son detto: ci provo lo stesso, perché non avevo molte cose da fare… E’ spuntato qualcosa, vedi che cresce…ma poi è morto subito! Ma adesso – a fine settembre - è rinato. Oggi entrando in Sacer, in questa spianata di cemento e di asfalto, ho scoperto che in qualche parte comincia a spuntare l’erba, perché l’erba vince e allora siamo pieni di speranza. Vorrei ripercorrere velocemente questo esempio, questa idea: come si fa ad amare la Chiesa, senza dover difenderla. Pensando ai cammini che abbiamo fatto, da J.J. a Pedro, a Frodo, a Mosè, a Davide, ad Abramo, fino ad arrivare a Lui, il maestro della Galiliea, la buona notizia della Croce, il suo mangiare con i peccatori, si, anche quelli che non sono “tutti a posto”, anche quelli che non fanno le cose per bene: andare a conoscere quel Gesù li, ci permette di non passare la vita a dover difendere chissà che cosa, magari alberi secchi. San Francesco l’aveva capito! Vai e ripara la mia Chiesa che come vedi, va in rovina; ma San Francesco non ha sprecato la vita per cercare di difendere Papa Innocenzo III, no! Ha detto: gioco la vita per Gesù, povero e umiliato e così ha aiutato la conversione della Chiesa. Aiutiamo la Chiesa, non perché è roba da preti: amiamo la Chiesa da sposati, da giovani, da anziani (anche gli anziani devono imparare a fare la volontà di Dio, anche per loro la vocazione continua), giocandoci in prima persona sull’amore di Gesù. Ma non diamo la vita per difendere, per nascondere ciò che non va, non serve se non a far perdere la pazienza…(era tardi quando ho scritto questa frase). Gesù non si è messo a difendere, ha inventato una strada nuova, così Pietro e Paolo lo hanno seguito e dopo di loro centinaia di persone sulle orme di Gesù hanno giocato all’attacco. Quando la Chiesa ha giocato le carte per difendersi ha perso la strada: è la tentazione di sempre, chiudersi nel Cenacolo, contarsi, fare indagini, convincersi che siamo bravi, pochi ma buoni, e che certe cose le facciamo noi, corretti, integri, fedeli, ….. diocesani. Il popolo di Dio ha saputo leggere la sua storia, i discepoli hanno capito e l’hanno fatto pure loro che erano peccatori, hanno raccontato che non facevano le cose per bene, ma che hanno tradito, rinnegato, ed hanno scoperto che li c’era la buona notizia, li è nata la Chiesa, quella che non deve difendersi, quella che non sa altro che l’istituzione e la tradizione di una sola cosa: che Gesù ama fino alla fine. Non è la difesa dell’abitino liturgico, dei posti che contano, delle formule precise, della Madonnina che salva il compito in classe e riempie le casse , ma è la Chiesa che dialoga, che non ha paura di cambiare, che esce dalla logica del “si è sempre fatto così”, “non è il caso”, “una volta si che l’oratorio era pieno”: se ben guardiamo una volta l’oratorio è nato in dodici, ma dodici che vivevano la presenza del Signore in famiglia, in casa, sul lavoro, portando il Vangelo in tutto il mondo, In tanti invece crocifiggono, e i fratelli maggiori che non sanno far festa né da soli, né con il padre, nè tanto meno con i fratelli minori, non fanno una bella figura. Insomma vorrei darvi anche questa immagine: il catenaccio non è lo schema evangelico, lo schema evangelico non è 3+4+5, ma dodici più uno. Dodici all’attacco con Gesù. Gesù ci pensa da solo in difesa, proprio da solo. Ancora. Vi voglio consegnare il murales che ho chiesto in dono ad un mio vecchio amico e che tra poco comparirà nello studio del parroco di Baranzate, è un murales che dice così: c’è un vaso che contiene un altro vaso, un po’ per dire che il Cristianesimo senza Gesù è un vaso bello per le sacrestie ma vuoto, invece il vaso che c’è sul murales è screpolato ma è pieno di un olio prezioso, tesoro incredibile che rappresenta Gesù, e l’olio che fuoriesce dal vaso screpolato va nell’altro vaso che è screpolato e allora l’olio dove va ? Va in giro e allora inizia la missione. Ma se noi vogliamo tenere il vaso con l’olio chiuso dentro, lo teniamo per chi? Concludo dicendovi ancora una volta: amiamo la Chiesa, ma non in modo ingenuo, non per difendere una baule della nonna in soffitta, che mi hanno detto prezioso, ma perché nella Chiesa è presente il Signore Gesù, è capace in ogni Chiesa, in ogni stagione della storia della Chiesa, di dire cose grandissime alla vita di tanti. Allora questo diventa il mio e il vostro grazie reciproco, in questo momento in cui spezziamo quel pane che nessuno di noi si inventa, quella capacità di ricevere ancora una volta l’essere Chiesa, popolo di Dio che non ha paura di sbagliare, non nasconde le magagne, ma loda l’amore e il perdono di Dio. E infine, Don Luigi, io mi sono chiesto: “E’ più facile avere un parroco come Don Luigi o un coadiutore come Don Paolo?” E’ un bel dilemma….….. L’ultima parola ai bambini…. vorrei consegnarvi questa stessa frase che ho detto ai più grandi forse in modo un po’ duro, un po’ convinto: guardate che non basta l’intelligenza per cercare di capire le cose, ci vuole il cuore e voi bambini c’e l’avete il cuore? (i bambini urlano un SI esplosivo). Vedete….. quando due si sposano, e tanti hanno vissuto questo momento, quando dicono SI sono agitati, ma li c’è intelligenza e cuore. Che il nostro SI sia un SI a Gesù nella Chiesa, perché la Chiesa ha bisogno di discepoli capaci di dire SI a Gesù e non ai bauli della nonna.
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